postato da thebackinblack alle ore 12:19
sabato, 31 maggio 2008

Yuriko e Kazue sono due ex-squillo di lusso che vengono brutalmente assassinate in un sobborgo residenziale di Tokyo, a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. In comune hanno due cose: sono state uccise dallo stesso uomo.







Natsuo Kirino
Grotesque
Neri Pozza Bloom, pp. 928
Traduzione dal giapponese di Gianluca Coci


Yuriko e Kazue sono due ex-squillo di lusso che vengono brutalmente assassinate in un sobborgo residenziale di Tokyo, a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. In comune hanno due cose: sono state uccise dallo stesso uomo e, per poter esistere, si sono dovute trasformare in dei «mostri» – due maschere grottesche e deformi, due corpi attraversati da ogni lordura, pronti a soddisfare i desideri più perversi di sadici e maniaci per una manciata di yen.
A raccontare la loro storia è Hirata, sorella maggiore di Yuriko e compagna di classe di Kazue. Sarà lei, unica superstite, a rievocare i giorni dell’adolescenza trascorsa assieme nel prestigioso ed esclusivo liceo di Q, e a presentare al lettore – come se fossero le prove di un processo indiziario – la confessione dell’omicida, un clandestino cinese, e i diari delle due donne: quello di Yuriko, odiata sorella, una «puttana nata», bambina mezzosangue dalla bellezza «mostruosa», destinata per vocazione a trasformarsi in un giocattolo del sesso; e quello di Kazue, studentessa caparbia ed emarginata che tenta con tutte le sue forze di conquistare, senza mai riuscirci, successo e popolarità, per poi diventare una donna in carriera dalla doppia vita, che cerca disperatamente un rifugio dalla solitudine tra i tentacoli avvolgenti del quartiere a luci rosse di Shibuya.
Con una scrittura piana e spietatamente lucida, Natsuo Kirino ci accompagna in una vera e propria discesa agli inferi nel cuore di tenebra di un Giappone al femminile: in un abile congegno di specchi narrativi, in cui ogni parola contraddice se stessa e ogni passo è anche il suo contrario, in cui il «normale» diventa «mostruoso» e il «mostruoso» «normale», in cui i confini tra «sano» e «perverso», tra «bello» e «deforme» si fanno labili, taglienti, ingannevoli, al lettore spetta il difficile compito di rimettere ogni tassello al posto giusto, e di ricomporre, pagina dopo pagina, un mosaico capace di spalancare, ancora una volta, gli abissi insondabili dell’animo umano.
Silvia Montis
(grazie a www.gufetto.it)
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categoria : recensioni libri, grotesque, natsuo kirino, novità in libreria

postato da thebackinblack alle ore 12:18
sabato, 31 maggio 2008

E’ facile svegliarsi da uomo e ritrovarsi scarafaggio caro mr. Kafka! Ma se i ruoli si invertissero? Se un rappresentante della specie più bistrattata e odiata del mondo si trovasse a subire questa metamorfosi al contrario?







Lo strano caso dello scarafaggio che diventò uomo
Autore: Tyler Knox
Newton Compton, collana Vertigo Black -381 pp -€9.90-2008


Lo strano caso dello scarafaggio che diventò uomo di Tyler Knox (pseudonimo di un avvocato di Philadelphia) è un romanzo scritto con una verve talmente brillante da intrappolare il lettore in una rete che risponde a queste domande con una trama squinternata e un protagonista incredibile.
Partendo dall’inizio: Scarafaggio è uno scarafaggio completamente appagato dal suo status, dalla sua “scarafaggità”, che si sveglia con degli strani dolori articolari e l’impressione che qualcosa non vada per il verso giusto. Infatti si trova a fare i conti con il fatto di essere diventato umano senza alcuna spiegazione logica e dopo essersi ripreso dalla sconcertante scoperta comincia il suo viaggio all’interno della società dei bipedi, con un sorriso tiratissimo (se si mostrano i denti si ottiene rispetto), una fame atavica (di sesso e di cibo, d’altronde come non dimenticare le proprie origini?) e con tutti gli istinti che il suo retaggio da insetto gli concede per sopravvivere.
Durante i primi passi in questo nuovo mondo arriva l’incontro con Acaro, un piccoletto che vuole diventare Qualcuno nello Square, che battezza Scarafaggio “Jerry Blatta”. Con un nome e il management del piccoletto, Jerry comincia la corsa verso il potere malavitoso, corsa in cui incappa anche Celia Singer, ragazza con problemi deambulatori che si trova ambiguamente risucchiata nelle vicende dei due.
Le pagine scorrono con le voci che raccontano i tre punti di vista della storia, che mettono in luce particolari, che mettono in guardia il lettore sui sotterfugi e i complotti creando la tensione necessaria per un ottimo noir. Un noir che ha dalla sua una straordinaria ironia capace di mostrare tutti i lati oscuri del sistema americano, tutte le umide zone dell’American Dream, tutto il fetore di una società che ha poche leggi e crudeli e tutto l’olezzo dei vicoli bui dell’animo umano… vicoli in cui uno scarafaggio può essere un re.

Alex Pietrogiacomi

(grazie a www.gufetto.it)

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categoria : libri, recensioni libri

postato da thebackinblack alle ore 12:19
mercoledì, 21 maggio 2008

Periferia sud di San Paolo

Inaugurazione: Venerdì 16 maggio
Ore: 18 - 24 no-stop Bacaro - Piazza della Consolata 3F - Torino

 www.laurapacelli.com
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categoria : mostre, appuntamenti, torino, laura pacelli

postato da thebackinblack alle ore 10:58
lunedì, 19 maggio 2008

20 mag 2008, 20.00
Piazza Bartolomeo Romano,8 - Garbatella, ROMA,
Costo :

Concerto - Evento a favore del reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti. Durante la serata saranno presentati 2 progetti: "Municipio a porte aperte" seconda edizione, che prevede tirocini formativi per persone ristrette in misura alternativa. "Sportello Rebibbia" Un nuovo servizio gestito dall’ Ass. IL PAVONE e l’XI Municipio esistente già da Aprile 2007 all’interno del penitenziario Rebibbia N.C. sportello di orientamento e consulenza nel percorso del reinserimento sociale. Gli Artisti sul palco: FRANCESCO DI GIACOMO, VALERIO MASTANDREA, RICCARDO SINIGALLIA, FILIPPO GATTI, GIULIA ANANIA, VERONICA LOCK, CLAUDIA, MAX GAGLIARDI, AMIR ... ED ALTRI... INGRESSO LIBERO AD ESAURIMENTO POSTI

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postato da thebackinblack alle ore 16:22
venerdì, 16 maggio 2008

Lo so. Siamo stati un pò lontani dalle scene, ma eccoci qui a calcare nuovamente le scene!
Siamo tornati dalla fiera di Torino e da mille altre avventure,di cui magari vi parleremo presto... pronti a ripartire!?
Alex
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postato da thebackinblack alle ore 16:17
venerdì, 16 maggio 2008

Lars Ulrich ha affermato che il nuovo album di studio dei Metallica sarà completato entro la fine di questa settimana. Il batterista, intervistato dall'emittente radiofonica statunitense KROQ di Los Angeles, ha detto: "Toccando ferro, questa settimana dovrebbe essere la nostra ultima in studio". E, quando gli è stato chiesto quando i fan potranno ascoltare i nuovi brani, ai microfoni della frequenza 106.7 FM il musicista ha detto: "Quando? Probabilmente cinque minuti dopo che avremo finito di registrare il disco, grazie ad Internet. No, credo che inizieremo presto, molto presto, a suonare dei nuovi pezzi dal vivo. Ancora non abbiamo stabilito quali pezzi, ma vedrete che sarà entro breve tempo". Ulrich ha inoltre rifrito che il nuovo sito dei 'Tallica, missionmetallica.com, sarà effettivamente lanciato il prossimo 12 maggio; il rocker ha spiegato, senza però addentrarsi in particolari, che il sito sarà una sorta di "making of" dell'album in arrivo con filmati, competizioni, possibili titoli e missaggi finali.
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categoria : metallica, prossima uscita metal

postato da thebackinblack alle ore 16:16
venerdì, 16 maggio 2008

Gli Slipknot stanno procedendo con grande velocità alla realizzazione del loro quarto album di studio. La band dell’Iowa, il cui ultimo “Vol. 3: (The subliminal verses)” ha venduto poco meno di 1 milione e mezzo di copie negli USA, al momento conta di spedire nelle rivendite il successore attorno alla metà del prossimo agosto. Intervistato da fonti statunitensi, Corey Taylor ha affermato con baldanza che il nuovo lavoro, il quale arriverà a quasi quattro anni di distanza da “Vol. 3”, “vi spaccherà la faccia” perché “il mondo non è pronto per un disco come questo”. La band, che presto mostrerà nuove maschere e nuovi costumi di scena, al momento ritiene di poter venire in tour in Europa nel corso del prossimo autunno.
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categoria : uscite discografiche, metal, slipknot

postato da thebackinblack alle ore 16:14
venerdì, 16 maggio 2008

Come può un artista dichiarare il proprio dissenso, tutta l’amarezza per l’imperialismo e per l’aggressività neocolonialista della sua nazione, tutta la perplessità per la paradossale condizione di vita di cittadini costretti a un’esistenza precaria e a uno stato di guerra senza fine?
L’attivismo politico è una prospettiva fallimentare, in questo periodo storico. Frustrante, e insensato spreco di energie. Il pamphlettismo decora le tombe, post mortem, e guadagna dieci righe nelle antologie. Siamo a un passo dal trionfo della dissimulazione onesta, cara al barocco. E quindi la satira e l’allegoria – in altre parole, le strategie letterarie pure – sono armi assolutamente vincenti. Perché la trasfigurazione prima della disgrazia ridicola d’essere americani sotto le amministrazioni Bush non poteva che essere questa: un bel giorno, un padre di famiglia – stanco della retorica delle celebrazioni del Patriot Day, 11 settembre – decide di costruirsi una bomba atomica reperendo materiali tra discariche e internet; assolda il figlio per accelerare i tempi; nasconde l’ordigno nel nano da giardino; infine, finalmente, dichiara l’indipendenza, via fax, a tutti gli Stati del mondo e agli organi di stampa. L’indipendenza della sua casa, che diventa Regno di Weinbergia.

“Desidero pace e libertà per me stesso e per il mio Paese e dichiaro aperti i confini a chiunque sia interessato a porre fine a questi orribili conflitti e a condurre un’esistenza libera dalla paura di perdere il lavoro, o di dire la cosa sbagliata e di essere interrogati; un’esistenza in cui i nostri figli non crescano al solo scopo di essere arruolati” (p. 36) – e di andare a crepare in guerra.

“Under My Roof”, nella versione italiana “Come mio padre ha dichiarato guerra all’America”, è narrato in prima persona dal figlio di Daniel, Herbert. Un dodicenne che riuscirà ad abituarsi sia alle strategie di resistenza attiva del padre e dei suoi brancaleoneschi aficionado, presto sbarcati da mezza America (tra loro, evasori fiscali, studenti e freak), sia alla nostalgia per la madre, riottosa a riconoscersi nella nuova casa-nazione. Casa nazione che diventa modello per tanti microcosmi americani: nel Vermont, nell’Idaho, nel Connecticut, in California, tutto a un tratto è un fiorire di dichiarazioni di indipendenza (d’altra parte, ricorda Mamatas, è nel dna degli USA: cfr. p. 60). 
“Perché? Perché non lo fate tutti, piuttosto! Questo Paese sta andando in rovina. Stiamo combattendo quaranta guerra con quaranta Paesi diversi, e per nessun motivo” (p. 30).

Mamatas dà vita a un affresco della quotidianità degli States, prendendosi gioco dell’invasiva presenza dei media televisivi (primo ostaggio di Weinbergia è il tizio delle previsioni del tempo: grasso e stupido, andrà in diretta anche dal salotto del Regno), dell’imbarazzante e assassina politica estera yankee, del proliferare di movimenti separatisti nelle terre di Uncle Sam, ma non delle ragioni del separatismo – e questo è importante – e poi del consumismo esasperato, della mediocre intelligenza delle truppe, delle vite trascorse nelle case, tra televisione e computer, più spesso per disoccupazione o per precariato cristallizzato che per relax e ricerca. L’esito è divertente e velenoso; in altre parole, memorabile e necessario. È un atto di ribellione letteraria, e politica. E davvero non si fatica a pizzicare ferite aperte: come il senso di impotenza di tutti i cittadini americani, di fronte a certi eventi e certe linee politiche. Penso a un passo come questo. Emblematico.
“Nessuno aveva una risposta, tranne una. Rassegnarsi a non essere altro che marionette nelle mani degli Stati Uniti” (p. 66). Già.

Last but not least, delizioso segnalare la considerazione disastrosa del belpaese, anche in un contesto come questo che sembrava difficile potesse chiamarci in causa. Come scoprirete, serviamo per enfatizzare il ridicolo. Primo e unico Stato a riconoscere l’indipendenza della casa-nazione è la piccola repubblica di Palau, ricca di noci di cocco e di perle. Pronta a offrirle alle nazioni amiche. E la madre di Herb, fieramente statunitense, commenta, infastidita: “Taglieremo tutti gli aiuti finanziari a Palau, al Marocco, all’Italia e a tutti questi paeselli insignificanti che hanno deciso di usare tuo padre come un’arma contro di noi” (p. 87). Come darle torto. Paesello insignificante, come Palau e il Marocco. Questa la percezione di cosa nostra – casa nostra – all’estero, nello Stato egemone. Informate citizen silvio.

“Under My Roof is a young adult book in that there is no cursing or sex... well, YA books are full of those things anyway. Well, there is this kid, Herbie, and he’s the hero and is wise beyond his years... no, wait, that’s in all sort of adult literature too now. Mmm, it’s short? YA books are still short, right? I mean, except for the War and Peace-sized brick of the last Harry Potter novel. But I do think kids should read this book. I mean, better they find out that the nation-state is a lie now, right? If you have some sullen cousin or nephew who is just beginning to slouch and respond to every query with a cracked-voice ‘Whutevah’, you should buy him or her this book for the holidays. It’ll be a life-changing event. For me, anyway.” (fonte: intervista rilasciata a Bookslut, 2007)

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Nick Mamatas (Long Island, New York, 1972), saggista e narratore americano. Scrive su disinformation.com. Ha esordito pubblicando il romanzo breve “Northern Gothic” (2001).

Nick Mamatas, “Come mio padre ha dichiarato guerra all’America”, Cargo, Napoli, 2008. Traduzione di Sara Della Corte. Progetto grafico e logo design: Maurizio Ceccato – IFIX Project.
Collana “Biblioteca di Cargo”, 16.

Prima edizione: “Under My Roof”, Soft Skull Press, 2007. 

Approfondimento in rete: Nick Mamatas’ Journal / Bookslut / Wiki en / Intervista di M. Wascovich (2002) / Di Consoli intervista De Matteis, direttore editoriale di Cargo / Massena28

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Maggio 2008
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