postato da thebackinblack alle ore 10:27
mercoledì, 29 aprile 2009

Un romanzo in quattro vendemmie, recita il sottotitolo. Un romanzo che si può gustare come un’orizzontale oppure come una verticale. Facendo un gioco di parole bello e fatto, si potrebbe dire meglio come una "verticale", visto il modo di condurre la propria vita del protagonista.


L’irresistibile eredità di Wilberforce

 

Autore: Paul Torday

Elliot edizioni- pp.gg. 316– 2009

 

 

Wilberforce è il classico self-made man, un inglese che ha fatto fortuna con l’informatica, un uomo che viene chiamato, visto e riconosciuto solo con il suo cognome.

Un personaggio innamorato del vino, soprattutto del bordeaux e dei grand cru, di quei vini eccezionali che sanno regalare note inimmaginabili, come il Petrus. Un amore dichiarato, frenetico e appassionato “Amo il vino. Non da sempre, ma ho rimediato alla meschina ignoranza dei miei primi trent’anni di vita con la passione e l’intensità della relazione che ho istituito con il vino da allora” che si avvalora nel momento in cui eredita la straordinaria cantina del suo unico vero amico Francis, uno scrigno pieno di segreti e preziose gemme da collezione. Un uomo romantico, l’ultimo baluardo del gusto, si potrebbe pensare.

Un alcolista. In preda alla sindrome di Wernicke. Che non riesce ad ammettere la sua condizione nemmeno di fronte al parere del suo medico personale ("Non sono un alcolizzato. Ho solo la passione per il vino”), con un buon gusto che non gli permette minimamente di pensare di paragonare quel nettare all’alcol (“E poi definire il vino alcol era un gesto insensibile e gretto”).

Per il suo unico amore, dopo la moglie morta che ritrova accanto nei suoi momenti di peggiore (migliore?) estasi, dilapida tutta la sua fortuna, vive al limite della ragionevolezza economica, cibandosi il tanto che basta per esaltare i sapori delle bottiglie che scivolano tra le sue mani, tutto per poter cercare il deus ex machina in cui immergere le labbra.

In preda a forti stati di confusione mentale e allucinatori, si muove tra la pieghe del presente e del passato, o di quello che pensa possa essere il reale e l’immaginario, incarnando pienamente il delirio di pensieri dell’abuso.

Un romanzo incrollabile nella sua dimensione estatica, lontano dal “marcio” bukowskiano e dall’ironia seccata del vecchio Hank. Qui tutta l’ironia che si trova è sulla propria condizione, in un modo non cinico ma oggettivo. Torday fa innamorare il lettore di Wilberforce, lo rende un antieroe, soprattutto quando ne scopre i lati più meschini, più umani.

Non sarà un’ottima annata, ma L'irresistibile eredità di Wilberforce va giù che è una meraviglia.

 

Voto: 9

 

Recensione di Alex Pietrogiacomi

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postato da thebackinblack alle ore 10:36
giovedì, 16 aprile 2009

Franchi è uno dei pochi letterati, giovani letterati aggiungiamo, che veramente apprezziamo e stimiamo.

Un ragazzo che con questo romanzo in uscita il 21 per Castelvecchi, osa nello stile, nei contenuti con un chiaro omaggio a tutta la narrativa italiana (specie quella di Tondelli).

Monteverde è onirico e reale al tempo stesso, si lascia assorbire come una droga fatta di concreta riflessione sulla vita e sull'oggi.

Pieno di musica, birra, strade e Roma è una lettura che ci sentiamo di consigliare dal profondo, scommettendo con voi che sarà un ottimo suggerimento.

La redazione




Gianfranco Franchi

MONTEVERDE

 

Da bravo precario laureato, Guido Orsini, giovane intellettuale disoccupato, racconta la realtà di una partita iva che entra nel mondo del lavoro in proprio, negli ingranaggi di un sistema di sfruttamento grottesco.

Eroico e patetico allo stesso tempo comprende e smonta la burocrazia, le ingiustizie, gli amori finiti male, le piccole catastrofi quotidiane rifugiandosi, per prendere fiato, in piccole isole fatte di amici, letture, musica, calcio.

Un personaggio ironico e romantico, un puro di cuore che prende per mano in un viaggio irresistibile chiamato vita.

 

Gianfranco Franchi

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), letterato romano di sangue triestino, istriano e austriaco, ha pubblicato in narrativa Disorder e Pagano (Il Foglio 2006, 2007), in saggistica Lettere alle tre amiche di Scipio Slataper (Alet, 2007) e in poesia L’inadempienza (Il Foglio 2008). Fondatore e coordinatore del sito letterario lankelot.eu, è consulente editoriale. Collabora con diverse testate cartacee e on line. Vive a Roma, a Monteverde Vecchio.

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