Lo stile di Ingo Schulze ha abituato il lettore troppo bene, lo ha abituato a viaggiare, forse a sognare con parole che non sempre gli appartengono.
Adam e Evelyn
Chi legge questo autore che nel 1998 il “New Yorker” ha annoverato tra i “sei migliori giovani romanzieri europei”a volte si ritrova ad essere spettatore di un sogno che non vive di fatto ma che potrebbe e si perde nella bellezza della voce della storia . Dopo Vite nuove e i bellissimi racconti di Bolero berlinese, Schulze torna con una rocambolesca storia d’amore tra due ragazzi, ambientata nella Germania dell’Est del 1989.
Adam fa il sarto, cuce vestiti che mostrano bellezze nascoste oppure insospettabili, coglie con le sue mani e i suoi occhi i sorrisi delle donne che venerano la sua arte. Nella sua stanza fumosa, che ha nel sigaro che fuma mentre lavora l’odore della sua professione, tutto viene preso, strappato e cucito insieme. Tutto. Stoffe, labbra, seni e corpi nudi. Un bagno di colori che veste ogni volta una donna
Evelyn, Eve, è una cameriera che cerca di farcela, che sorride ad una vita di lato, con il camice sporco di una condizione forse transitoria che cerca di vivere con il suo Adam.
Un giorno Eve torna a casa e scopre quanto il suo “amore” spinga le mani sotto le gonne delle adoranti modelle e decide di fuggire, di correre incontro ad una vacanza (che dovevano fare insieme, lei e lui, da innamorati) sul lago Balaton, con la sua amica Simone e suo cugino dell’Ovest.
Tutto allora prende la piega più inaspettata, tutto non resta fermo e in mezzo a un fiume di dialoghi comincia la rincorsa di Adam verso la sua amata, con la sua Wartburg di nome Henrietta e la tartaruga Elfy, mentre l’Ungheria sta per aprire le frontiere e l’Ovest si fa più vicino, una storia d’amore dai mille ostacoli, dalle sfaccettature più complicate e intrecci inusuali. Un romanzo che corre su ruote e piedi, tra storia e politica, con paure e riflessioni di una coppia che si trova a giocarsi la propria libertà e a trovare nella distanza da casa un motivo in più per guardarsi negli occhi e dirsi … e dirsi qualcosa.
Alex Pietrogiacomi
«Sono un vecchio ebreo sentimentale. L’ultimo ebreo della mia famiglia». Artie Rubin è un illustratore di libri per ragazzi di quasi settant’anni che ora lavora ai miti degli Asi. Vive a New York, regge la sua fede ebraica con una mano che è sostenuta dal padre che non c’è più, un vecchio padre osservante, vivo nel pensiero di un figlio che lo ricorda continuamente.
Rallegrati di queste cose al crepuscolo
Autore: Hugh Nissenson
Cargo- pp.gg. 416 - euro 18,00 - 2009
Sposato con Johanna, un’agente di borsa che è sempre accanto al marito pur non condividendo la radice religiosa, soprattutto ora nel momento più bello per una coppia di genitori: la nascita di un nipote.
I due vivono in uno stato di serenità docile. Il lavoro, lo srotolarsi delle giornate, gli amici e la quotidianità divisa come un pasto nei giorni d’inverno. Nulla sembra essere fuori posto, neanche il sesso consumato con l’aiuto del viagra, con mani sapienti, anzi reminiscenti, che muovono piaceri frugali ma intimi, condivisi, unici.
I Rubin vivono il loro tempo. Lo fanno con la discrezione di chi conosce il proprio legame. Ma il tempo porta anche inciampi, paure, zoppie dovute a pensieri che scivolano tra le mani strette dell’ottimismo e sporcano le scarpe nuove della realtà.
Accanto alla coppia gli amici hanno gravi problemi di salute, alcuni sono morti e a quanto pare anche loro devono cominciare a fare i conti con la propria. Nascono ansie che vengono affrontate con estrema semplicità, con un rigore fatto di inconscia calma, summa di anni passati insieme, che permette di osservare i propri timori, senza disperderli, ma quantomeno attutendone il sordo rumore.
Tutto si svolge in un’America stretta tra l’agosto e il novembre del 2001, un paese che entra nel taschino della giacca di questa storia, in cui fanno capolino la questione mediorientale, gli attentati, dove lentamente si avvicina l’11 settembre senza invadere lo spazio empatico dei personaggi e della loro vita. Capovolge, modifica, non invade. Un’America ricordata mentre viene vissuta.
Nissenson ha la potenza narrativa della semplicità evocativa di ogni giorno, che fa riemergere in modo del tutto proprio e originale tematiche universali (ma anche care alla scuola di scrittura ebrea in ogni accezione da Malamud ad Auslander) come la presa di coscienza della propria condizione di fragilità, di impermanenza, senza commiserazione alcuna. Un romanzo di profonda umanità dove scoprire come trovare l’equilibrio nelle ore del crepuscolo.
«Manuale di terrorismo ad uso dei principianti ricco di notizie sulle condizioni di tempo e di denaro essenziali allo scopo, gli studi da seguire, gli esami da affrontare, le attitudini e le capacità necessarie per una buona riuscita, gli strumenti di preparazione, le possibilità di avanzamento e di successo nella professione, il tutto illustrato da tavole e figure e completato da esmpi e intermezzi piacevoli atti a rilassare lo spirito durante lo studio». C’è altro da aggiungere? Forse no, o forse sì.
Breviario per aspiranti terroristi
Autore: Mathias Enard
Nutrimenti- pp.gg. 160 – euro 15.00- 2009
Un divertissement saturo di ironia che ha una miccia corta e veloce in grado di far sorridere e riflettere al tempo. Breviario per aspiranti terroristi educa il “buon selvaggio” Virgilio «(…) negro di pelle e schiavo di condizione» all’arte, o meglio ai comandamenti, del terrorismo riuscendo a dimostrare che ognuno di noi può farcela. Basta seguire le dieci lezioni:1. Avere una causa da difendere; 2. Avere un lato mistico;3. Essere un po’ artisti; 4. Avere rispetto dei testicoli; 5. Saper convincere; 6. Saper scegliere un obiettivo; 7. Giocare a Commando; 8. Essere un tantino zoofili; 9. Sapersi sacrificare per la causa; 10. Essere un cuoco provetto.
Lezioni impartite da un padrone bianco, con villa ai Caraibi che tra un bicchiere e una posizione zen, uno sguardo e un disegno impartisce lezioni che potrebbero far tornare alla mente la letteratura del 700, ma anche alcuni passaggi tanto cari a Pirsing.
Un pamphlet essenziale e caustico, irriverente e demolitore (che sarebbe piaciuto sicuramente a Bernard detto “il Picchio”) per potersi scagliare contro un mondo abbrutito da sé stesso, e che finalmente si discosta da certi libri che, con serietà allarmante, davvero vorrebbero far incendiare le molotov da chiunque.
Ah, naturalmente «Gli autori declinano ogni responsabilità per le conseguenze estetiche, politiche o digestive legate ad un’eventuale messa in pratica degli strampalati consigli raccolti in questo manuale».
Quindi non resta che rimboccarsi le maniche, respirare e accendere la miccia … sperando che non sia bagnata.
Ci sono ancora belle scelte editoriali e mi ritrovo per la seconda volta un libro Castelvecchi tra le mani e un audace quanto talentuoso scrittore.
Il Concorso fotografico è promosso dal Municipio Roma Centro Storico Politiche Culturali.
L’iniziativa nasce dall’intento di far raccontare attraverso gli scatti la propria visione di Roma e rappresentare così il personale legame che si ha con la città.
Scorci, scene di vita quotidiana, particolari, ritratti potranno essere i soggetti degli scatti.
I lavori verranno visionati da una giuria composta da professionisti di assoluto spicco nel loro settore e rappresenta un’interlocuzione di alto livello per tutti i partecipanti.
Il progetto si rivolge a tutti i fotoamatori per sostenere così l’arte fotografica e dare visibilità alle opere dei giovani artisti.
L’intento è quello di generare occasioni di confronto professionale e di contatti.
Le foto selezionate verranno esposte in occasione della quattro Mostre che si terranno nel mese di novembre nei punti nevralgici del Centro Storico:
Campo de’ Fiori, Trastevere, Piazza Mattei, Piazza degli Zingari.
I nomi delle location e i premi verranno resi noti a breve sulle pagine dedicate all’iniziativa.
Si potranno inviare le fotografie fino al 5 novembre 2009.
http://anvediroma.wordpress.com/
Lovecraft. Tutti i romanzi e i racconti
Autore: A cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco
Newton Compton- pp.gg.1904- euro 24.90-2009
Quello che Howard P. Lovecraft è riuscito a fare è stato creare un mondo alternativo al terrore, un universo di puro orrore costituito da un pantheon mostruoso di esseri antichi e amorali che un tempo ci dominavano e ora attendono il proprio ritorno sulla terra, che avverrà grazie ad esseri umani che in segreto tengono vivo il loro culto.
Il sottile gelo che riesce a far nascere dietro la nuca di qualsiasi lettore un racconto qualsiasi di Lovecraft è uno status innaturale a cui difficilmente si riesce a dare una spiegazione, è una corda dimenticata che ad un certo punto comincia a suonare da sola in una stanza vuota.
Pura immaginazione? Follia? Cosa ha rischiarato la mente di questo straordinario scrittore? Gli scenari apocalittici e gli altri mondi di cui ci mette a conoscenza sono un nutrimento insano per la fantasia di ogni uomo, un nutrimento di cui non si riesce ben a capire il sapore, l’entità, la sostanza. Il suo libro dei morti, “Il Necronomicon” è ancora oggi la questio più amata da tutti gli appassionati dello scrittore americano: è esistito o no!? Dove si nasconde? È possibile che sia tutta invenzione? E si torna sempre a questo, al fatto che Howard P.Lovecraft abbia generato un ciclo vero e proprio che insinua sempre il dubbio dell’esistenza o meno, della veridicità o meno. La paura più oscura è quella che fa domande e sa che non ci sono risposte forse.
Nei suoi scritti l’uomo è assolutamente al centro di questo cosmo, protagonista principale, essere che domina e che fa dominare i suoi simili eppure questo concetto si sgretola sempre, costantemente, perché in realtà per Lovecraft, l’uomo è un semplice pasto per Shub-Niggurath, Nyarlathotep, Yog-Sothoth, Cthulhu, un animale sacrificale che inconsapevolmente si butta tra le fauci della follia, dell’abominio, per non uscirne più.
Gianni Pilo e Sebastiano Fusco sono vecchi amici del “solitario di Providence” e scrivono una prefazione esauriente, che incita all’approfondimento, che regala stralci da integrare e raccolgono in “Lovecraft. Tutti i romanzi e i racconti” praticamente tutto quello che c’è da sapere e leggere sullo scrittore dell’orrore puro.
Lovecraft è una fiamma che ha acceso veri e propri filoni cinematografici (John Carpenter lo ha omaggiato con “Il seme della follia”, mentre ci sono stati innumerevoli film horror che hanno richiamato il ciclo di Chtulhu come il film “Dagon” oppure “Army of Darkness”), ha ispirato musicisti e gruppi (“The call of Chtulhu” dei Metallica), ed è stato studiato da moltissimi scrittori italiani (come Gianfranco de Turris) fino ad arrivare ad un docu-film intitolato “Road to L.”.
In questa grande raccolta potrete sfiorare con le vostre mani il viscido e tentacolare buio che alberga nelle tenebre della storia dell’uomo, il sibilante morso della morte della ragione.