LA VERA STORIA DI STEPHENIE MEYER
Vinicio Capossela. Un artista che riesce a regalare delle emozioni incredibili all'ascoltatore. Il nostro Tom Waits, lo hanno definito in molti. Giusto o sbagliato che sia paragonare questo cantautore ad un gigante come Waits, non siamo noi a giudicarlo.
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Flavio Caprera è tornato con un nuovo libro sul jazz, sempre per Mondadori e dopo il suo Jazz Music ci regala Jazz 101 con cui cominciare, continuare, approfondire la musica di Dio.
Quattro chiacchiere veloci e sincopate.
101 Jazz
Autore: Flavio Caprera
Mondadori- pp.gg. 304- euro 10.00- 2009
101 dischi jazz. E come hai fatto a raccogliere questa carica dei 101?
Ho fatto un’analisi musicale, storica e sociale che mi ha portato alle origini del jazz, alle composizioni di Scott Joplin, a Freddie Keppard, a King Oliver, a Louis Armstrong, ecc.. Era fondamentale partire dai capisaldi, dai costruttori di un genere musicale meraviglioso. Sono loro le basi e bisognava non sbagliare avendo a disposizione solo 101 dischi. Poi il resto è venuto da solo, direi fino agli anni sessanta. A quel punto è stata dura fare una sintesi tra i generi di jazz e i gusti personali. Ho cercato di mantenere un atteggiamento obiettivo e avere come riferimento i giudizi dei critici più importanti. Questo mi ha permesso d’arrivare con serenità ai giorni nostri. Chiaramente qualche musicista è rimasto fuori ma questo fa parte del gioco dei 101.
Pensi di aver davvero preso il meglio?
Credo di aver preso i fondamentali, gli indiscutibili anche se ognuno poi ha le sue preferenze. Ma essendo un libro dal taglio divulgativo, che avvia alla conoscenza del jazz, penso che vadano bene così.
È il tuo secondo libro. Come è stato mettersi di nuovo alla prova con la tua grande passione? Hai scoperto qualcosa di nuovo di te e del jazz?
E’ stato molto stimolante scrivere un altro libro di jazz. Ho rinnovato la mia passione. Chiaramente ho scoperto nuovi musicisti, suoni su cui non mi ero soffermato, imparato ad amare dischi che prima snobbavo.
C’è stata un’evoluzione nel pubblico del jazz in questi anni? E pensi che raccolte e inserti in grandi settimanali possa davvero aiutare?
In Italia sono cresciuti gli appassionati di jazz. C’è una fascia di pubblico molto più ampia che ha fame di sapere, di conoscere in maniera più profonda questo genere. Soprattutto che frequenta i festival. Credo che gli inserti servano nella loro facilità comunicativa, ad avvicinare quanta più gente possibile al jazz.
Il jazz deve essere sdoganato?
Come tante altre cose in Italia, il jazz ha bisogno di un “linguaggio popolare”, fuori dai paroloni, dai tecnicismi e dalle “tribù” che si contendono il sapere per pochi. Dopo tutto la natura del jazz è popolare e lì deve tornare o perlomeno tenerci i piedi ben saldi.
Qual è il tuo groove preferito?
Sopra tutti Lover Man suonato da Charlie Parker
Se dovessi iniziare qualcuno al jazz con chi partiresti?
Forse partirei con il primo Louis Armstrong e dopo con i lavori iniziali di Duke Ellington. Lì c’è il passato, il presente e il futuro del jazz.
Il jazz è criptico emozionale o chiaro concettuale?
A seconda dei generi all’interno del jazz è uno e l’altro.
Sei dell’opinione del tuo collega Marsalis, che il jazz può cambiarci la vita? Se sì come?
Credo di si, soprattutto a livello emotivo e psicofisico. Ti aiuta a vedere la vita in un altro modo.
Senti questa musica come un’esplosione o un’implosione?
E’ un esplosione che ti colpisce allo stomaco e poi ti arriva alla mente.
Non trovi che alcuni jazzisti si facciano un po’ troppe “pippe” mentali?
Mmm, si, ma questo è connaturato in una certa concezione che si ha dell’arte nella cultura occidentale, soprattutto tra noi latini.
Il jazz per te in una frase
E’ un mondo che non si finisce mai di esplorare.
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Quattro chiacchiere con i canini sul collo.
Amira: vampira antropologicamente modificata, cosa si nasconde dietro questa definizione? E’ la frase autoironica con la quale inizia il mio libro d’arte sul vampiraggio, argomento molto discusso in questi tempi. Il mito del vampiro affascina da 200 anni e ha avuto anche una sua evoluzione. per me è un gioco autoironico sul mio folklore e gli ho dato una connotazione diversa in quanto legata favolette della Transilvania, terra dove io sono nata. Con la mia arte rivendico la serietà delle cose frivole e l'ironia delle cose serie. Ovvero? Che tipo di arte crei? Non credo alle tipologie. Le considero termini inventati o assunti da studiosi, critici, che fanno di tutto per schematizzare il lavoro dell’ artista e inquadrarlo in una cosiddetta tipologia. L'artista non la pensa cosi, è libero, crea senza pensare al tipo di arte, alla corrente o alla tipologia in cui verrà poi catalogato. Come nasce Amira e la sua passione per l´arte? Sono nata in una casa piena d’arte, i miei erano appassionati e molti dei miei famigliari hanno scelto la via dell'arte, dunque ho avuto la fortuna di respirarne sin da piccola. Perché l´Italia? C’è ancora spazio qui per l´arte e soprattutto per donne artiste? Lo spazio te lo crei. Sono 12 anni che vivo e lavoro in Italia. Sono arrivata qua per l'arte che appartiene a questa nazione. Per quello che riguarda la donna artista è un argomento molto discusso, basta non farci troppo condizionare da quello che si dice. Sei più una performer o un´artista pura? Chi lo dice che un’ artista performer non è un’ artista pura? Io uso la performance come contorno o come un aggiunto ad un’ idea, ma non mi limito all'effimerità della performance. Penso che serva per dare forma a un idea, ma l'idea non si deve limitare solo alla performance. Quale forma prediligi per le tue creazioni? Io creo quello che sento e mi sento molto libera nel farlo. Cerco di indagare su argomenti che m’ interessano veramente nel momento del mio lavoro senza però soffermarmi per anni sulla stessa forma. Infatti ho spaziato dal figurativo all’ astratto, collage, fotografia, scultura, installazioni, performance e anche video. Cosa fa cultura oggi? Quasi niente..., quello che si fa oggi nell'arte non è cultura, è più vicino a varie forme mediatiche o pubblicitarie. L'artista fa operazioni troppo individuali e socialmente non esiste un contesto per radunare il lavoro degli artisti contemporanei in una tendenza. Il lavoro individuale ha bisogno di decenni per diventare cultura e per ciò io non credo che l'arte contemporanea faccia cultura in questo momento. Quali sono i tuoi riferimenti nell´arte? La sincerità del pensiero e il lavoro libero senza condizionamenti imposti dal mercato. Trovo obbligatoria una ricerca sul contenuto del lavoro che si intende fare e diffido dai lavori senza un approfondimento sensato. Vivere, morire o risorgere? Immedesimata nelle vesti della vampira direi ''vivere da vampiro''. Buio e luce. Cosa preferisci? Direi ''quella luce buia''. Il silenzio cos´è per te? Saper far rumore. La frase che vorresti ti rappresentasse. Ogni lavoro ha il suo motto, un solo termine lo trovo limitativo. Il libro che ha accompagnato la mia mostra sul vampiraggio è pieno di frasi ricercate e ironiche sul mito del vampiro, ma come avevo detto il mio lavoro è in evoluzione e dal profano argomento vampiresco mi sto avviando verso un mondo poco esplorato in questo momento: IL SACRO.
Alex Pietrogiacomi |
Il meraviglioso mondo del Whisky a Milano con la quarta edizione dell'appuntamento dedicato al nostro distillato preferito(Hotel Marriott – Via Washington 66 – Milano, 24 – 25 - 26 Ottobre 2009)
I collezionisti e gli amanti del whisky più pregiato possono iniziare a prepararsi: dal 24 al 26 ottobre 2009, all’interno della sala Le Baron del Marriott Hotel di Milano, si terrà la quarta edizione di Milano Whisky Festival.
Un evento unico in Italia, che vede riuniti i più importanti distributori, le più rinomate distillerie e i collezionisti di Single Malt Scotch Whisky.
Milano Whisky Festival, grazie anche al gemellaggio e alle collaborazioni con il Limburg Whisky Fair in Germania, il The Spirit of Speyside Whisky Festival in Scozia ed il Vienna Whisky Festival aspira ad assumere dimensioni internazionali, con notevoli benefici in termini di visibilità e prestigio.
La novità dell’edizione 2009, oltre al ricco programma di eventi, è rappresentata dall’aggiunta di un terzo giorno alla classica abbinata sabato-domenica: il lunedì, infatti, sarà interamente dedicato agli operatori del settore. L’occasione è importante per far conoscere a distributori e rivenditori l’intera gamma dei Single Malt Scotch Whisky distribuiti in Italia.
Altra novità importante è un imbottigliamento da botte singola (Single Cask Bottling) che la Springbank Distillery dedica al Milano Whisky Festival.
Il prestigioso malto, vintage 1996, maturato in botti ex Sherry per 13 anni, potrà essere degustato durante l’intera durata della manifestazione.
Come è nella tradizione della manifestazione, verranno riproposte le degustazioni guidate, veri e propri laboratori del gusto che permetteranno ai visitatori di conoscere in modo approfondito la qualità e le caratteristiche dei prodotti presenti sul mercato italiano.
Tra le degustazioni in programma, di particolare interesse è quella dedicata alle distillerie chiuse (Hidden Distilleries) che include tra le altre Port Ellen e Brora, e le verticali delle distillerie Springbank (Campbelltown), Highland Park (isole Orcadi) e The Glenlivet (Speyside)
E ancora: tutti i presenti potranno provare ricercati accostamenti cibo-whisky, come i cioccolati di Sao Tomè con i malti più pregiati o The Glenlivet e formaggi.
Il cuore del Festival è rappresentato, come sempre, dalle degustazioni libere: il pubblico potrà scegliere – con una spesa minima di 2,00 euro a degustazione - tra oltre 2.000 etichette messe a disposizione da 40 espositori. Per aggiungere colore e cultura a un evento che è ormai diventato il punto di riferimento per gli amanti del Single Malt, molti espositori indosseranno il tradizionale kilt.
E infine, un ultimo tocco di classe: ogni partecipante riceverà in omaggio un bicchiere da degustazione accompagnato da un elegante portabicchiere da passeggio.
Al Milano Whisky Festival 2009 saranno rappresentate oltre 70 distillerie tra le più rinomate della Scozia, 7 imbottigliatori indipendenti, 5 associazioni private (Slow Food, Collecting Whisky, I love Laphroaig, Minibottles Club e Scotch Malt Whisky Society) oltre a 5 collezionisti che daranno la possibilità di ammirare bottiglie di fine ‘800 come un raro Macallan del 1890 oppure acquistare la bottiglia o la mignon mancante nella propria collezione.
Hotel Marriott - Via Washington 66 - MILANO
24-25-26 OTTOBRE 2009
Apertura al pubblico: Sabato: 14.00-19.30 - Domenica: 11-00-19.00
Ingresso Euro 7.00
(incluso un bicchiere da degustazione ed un porta bicchiere)
Apertura per soli operatori del settore: Lunedì: 10.00 - 17.00
SERGIO CAMMARIERE
"Carovane"
primo singolo del nuovo album di inediti
in radio e in digitale da domani 2 ottobre
Dopo quasi tre anni dall´ultimo album Sergio Cammariere ritorna con un nuovo singolo "Carovane" - primo frammento di un mosaico che andrà a comporsi con l´ascolto dell´album.
"Carovane" intese come sogno e metafora dell'esistenza - il viaggio che si compie in questo mondo e sulla strada della vita - cercando di coglierne "i segni" e la vera essenza.
Il ritmo incalzante rotola su tre strofe cicliche. E´ nata così una musica che rincorre il tempo e si apre a nuove sonorità.
Unico testo dell´album con questo tipo di scrittura - le parole sono di Roberto Kunstler - con Sergio Cammariere al pianoforte, suoi anche gli arrangiamenti, i suoi musicisti: Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla batteria, Bruno Marcozzi alle percussioni, l´Orchestra DIMI diretta da Marcello Siringano, e Javier Girotto al sax soprano e baritono.