L'articolo che vedete qui accanto e che siamo riusciti a scansionare da Repubblica è la dimostrazione di come alcune volte, i giornalisti italiani non sappiano fare altro che lasciarsi andare ad un buonismo e perbenismo fine a sè stesso.
Lo stimato Lodoli, altro non fa che parlare di inezie, di quisquiglie (come diceva qualcuno) inerenti a dediche, al marcio di una ridente cittadina e al fatto che l'autore è un giovane esordiente.
... peccato però che il nostro esordiente abbia 55 anni, che la cittadina è oggi una ghost town e che del libro non si affrontino pecche oggettive, ma che se ne diano soltanto delle scalcinate osservazioni, forse un po' troppo leggere.
L'efferatezza che si snocciola nelle pagine di questa splendida raccolta di racconti (di cui abbiamo seguito anche il reading romano) è un chiaro sintomo di denuncia, un colpo pesante piazzato proprio al centro di quello sguardo da vacca da allevamento che le persone stanno assumendo anche di fronte alla trasformazione sociale dei valori. Sguardo che purtroppo non sembra essersi cancellato dalla penna di Lodoli, che tutto vorrebbe dire ma in realtà non fa.
Il problema resta uno e la domanda è davvero allarmante: ma basta solo leggere un libro per recensirlo o occorre anche capirlo?
Amen
La redazione