Ammazzarsi per sopravvivere
Autore: Iain Levinson
Edizioni Socrates- pp.gg. 151- euro 10.00- 2009
Si parla tanto di precariato e lo si fa in ogni salsa: da quella politica a quella sociale. Precari professionali, precari emotivi, precari per hobby, precari per scelta.
E il vero precario? Quello che davvero fa di tutto per farcela? Dove sta? Dove sta il tizio che sopporta infinite fatiche ammazzandosi per sopravvivere?
Eccolo qui, nome e cognome: Iain Levinson. Laureato in lettere (e chi non lo è?) con il sogno di scrivere il suo romanzo mentre cerca di arrabattarsi nella terra delle opportunità per eccellenza.
Il sogno americano qui mette un bel punto. Di sutura. Ad ogni tentativo di riuscire a racimolare lo stretto necessario per andare avanti, di allargare lo strappo del bel vestito a stelle e strisce, il protagonista si trova sempre messo alle corde da fato avverso, pratiche burocratiche o capi che sono dei veri e propri stronzi.
In queste pagine c’è l’autobiografia di uno scozzese cresciuto in America (ma non c’è da preoccuparsi, le origini quando cerchi lavoro non contano granchè) che si getta a capofitto nell’ennesima serie di lavori, dopo averne cambiati 42 negli ultimi 10 anni. E intanto fa tesoro di ogni incontro.
Vero e proprio professionista del mondo del lavoro ormai sa riconoscere trabocchetti, annunci falsi, colloqui al limite con il ridicolo (“Credevo stessero cercando un leccaculo con un bel taglio di capelli, e invece volevano solo qualcuno, uno qualunque. Comincio ad acquistare più sicurezza del mio status”), non si ferma mai, sembra gridare in faccia al sistema “Can you stop me!” e intanto passa dallo sfilettatore di pesce in Alaska al runner per il cinema, dal conducente di cisterne al traslocatore. Incontri imprevedibili, compagni di viaggio e lavoro che racchiudono in sé, condividendolo, tutto il dramma del povero cristo che vorrebbe soltanto fare quanto deve per pagare l’affitto e magari mangiarsi un boccone decente ogni tanto.
Ma come si può fare? La rabbia non porta da nessuna parte se non ad essere pestato, il cinismo è controproducente perché tanto l’humor con ne deriva non viene mai capito da chi ti guarda e ti chiede che camicia porti sul lavoro, resta soltanto il sudore e qui se ne versa a litri. Un sudore che lascia bagnati e sporchi i vestiti come nulla al mondo può fare, perché la sera si torna a casa (se si riesce e non si è sperduti su qualche nave a bollire granchi) e tutto quello che si vuole è cercare di dormire. Domani è un altro giorno, ma non ci sono bei tramonti su questa frase, soltanto oscuri presagi.
Ammazzarsi per sopravvivere è una dichiarazione, è LA dichiarazione di indipendenza di tutti i lavoratori, il loro manifesto contro il lato oscuro di quelle grandi ali sotto cui tutti cercano la protezione, per capire, con un’energia incredibile ed una scrittura sferzante, che anche quest’Aquila fa i suoi bisogni e bada a non farli in testa ai bravi cittadini di Beverly Hills.
Alex Pietrogiacomi
