postato da thebackinblack alle ore 17:43
lunedì, 26 ottobre 2009

LA VERA STORIA DI STEPHENIE MEYER
La prima biografia dell’autrice di Twilight
 
Adorata da milioni di fan in tutto il mondo, acclamata come una diva agli eventi cinematografici, Steph – come si firma sul suo sito- si definisce soprattutto una mamma.
Questo libro si propone di offrire un ritratto il più possibile esaustivo della giovane autrice che ha scalato le classifiche dei best seller di tutto il pianeta.
 
 
MARTA STEPHEN
Vive e lavora in uno sperduto cottage in riva al mare. Con altri pseudonimi, ha firmato numerosi best seller internazionali.
Nel tempo libero coltiva una rara specie di fiore, la rosa jundzilli.
 
 
 
La vera storia di Stephenie Meyer

Autore: Marta Stephen
Ultra- pp. 128- euro 9,90
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postato da thebackinblack alle ore 22:55
lunedì, 28 settembre 2009

«Sono un vecchio ebreo sentimentale. L’ultimo ebreo della mia famiglia». Artie Rubin è un illustratore di libri per ragazzi di quasi settant’anni che ora lavora ai miti degli Asi. Vive a New York, regge la sua fede ebraica con una mano che è sostenuta dal padre che non c’è più, un vecchio padre osservante, vivo nel pensiero di un figlio che lo ricorda continuamente.

 

 

 

 

Rallegrati di queste cose al crepuscolo

 

Autore: Hugh Nissenson

Cargo- pp.gg. 416 - euro 18,00 - 2009

 

 

Sposato con Johanna, un’agente di borsa che è sempre accanto al marito pur non condividendo la radice religiosa, soprattutto ora nel momento più bello per una coppia di genitori: la nascita di un nipote.

I due vivono in uno stato di serenità docile. Il lavoro, lo srotolarsi delle giornate, gli amici e la quotidianità divisa come un pasto nei giorni d’inverno. Nulla sembra essere fuori posto, neanche il sesso consumato con l’aiuto del viagra, con mani sapienti, anzi reminiscenti, che muovono piaceri frugali ma intimi, condivisi, unici.

I Rubin vivono il loro tempo. Lo fanno con la discrezione di chi conosce il proprio legame. Ma il tempo porta anche inciampi, paure, zoppie dovute a pensieri che scivolano tra le mani strette dell’ottimismo e sporcano le scarpe nuove della realtà.

Accanto alla coppia gli amici hanno gravi problemi di salute, alcuni sono morti e a quanto pare anche loro devono cominciare a fare i conti con la propria. Nascono ansie che vengono affrontate con estrema semplicità, con un rigore fatto di inconscia calma,  summa di anni passati insieme, che permette di osservare i propri timori, senza disperderli, ma quantomeno attutendone il sordo rumore.

Tutto si svolge in un’America stretta tra l’agosto e il novembre del 2001, un paese che entra nel taschino della giacca di questa storia, in cui fanno capolino la questione mediorientale, gli attentati, dove lentamente si avvicina l’11 settembre senza invadere lo spazio empatico dei personaggi e della loro vita.  Capovolge, modifica, non invade. Un’America ricordata mentre viene vissuta.

Nissenson ha la potenza narrativa della semplicità evocativa di ogni giorno, che fa riemergere in modo del tutto proprio e originale tematiche universali (ma anche care alla scuola di scrittura ebrea in ogni accezione da Malamud ad Auslander) come la presa di coscienza della propria condizione di fragilità, di impermanenza, senza commiserazione alcuna. Un romanzo di profonda umanità dove scoprire come trovare l’equilibrio nelle ore del crepuscolo.

 

 Alex Pietrogiacomi

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postato da thebackinblack alle ore 09:33
martedì, 22 settembre 2009

Ci sono ancora belle scelte editoriali e mi ritrovo per la seconda volta un libro Castelvecchi tra le mani e un audace quanto talentuoso scrittore.
IL MENU di Sergio Sozi ( e i miei complimenti vanno anche a chi ha scelto quest'opera) è un divertissement distopico, ma forse in tanta distopia c'è un fondo di ironica utopia.
L'Italia è scomparsa nel futuro, quello che ne resta è soltanto una memoria confusa. Si ritrovano gli scritti di Cesare Minicucci, vecchio poeta che riportano i ricordi e la storia della penisola: quando si parlava l'italiano e si mangiava la pizza. Già, perchè tutto comincia con l'abolizione della pizza che diventa prodotto tipico degli americani non nostro! Tutto comincia con cambiamenti di questo genere... dove si va a finire poi?!
Leggete questo racconto lungo (105 pagine) e godetevi uno stile tagliente e ironico e una storia che farà sorridere e pensare.
Da domani gustatevi IL MENU.

Ernest LeBeau

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postato da thebackinblack alle ore 11:40
sabato, 19 settembre 2009

Lovecraft. Tutti i romanzi e i racconti

 

Autore: A cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco

Newton Compton- pp.gg.1904- euro 24.90-2009

 

Quello che Howard P. Lovecraft è riuscito a fare è stato creare un mondo alternativo al terrore, un universo di puro orrore costituito da un pantheon mostruoso di esseri antichi e amorali che un tempo ci dominavano e ora attendono il proprio ritorno sulla terra, che avverrà grazie ad esseri umani che in segreto tengono vivo il loro culto.

 

Il sottile gelo che riesce a far nascere dietro la nuca di qualsiasi lettore un racconto qualsiasi di Lovecraft  è uno status innaturale a cui difficilmente si riesce a dare una spiegazione, è una corda dimenticata che ad un certo punto comincia a suonare da sola in una stanza vuota.

Pura immaginazione? Follia? Cosa ha rischiarato la mente di questo straordinario scrittore?  Gli scenari apocalittici e gli altri mondi di cui ci mette a conoscenza sono un nutrimento insano per la fantasia di ogni uomo, un nutrimento di cui non si riesce ben a capire il sapore, l’entità, la sostanza. Il suo libro dei morti, “Il Necronomicon” è ancora oggi la questio più amata da tutti gli appassionati dello scrittore americano: è esistito o no!? Dove si nasconde? È possibile che sia tutta invenzione? E si torna sempre a questo, al fatto che Howard P.Lovecraft abbia generato un ciclo vero e proprio che insinua sempre il dubbio dell’esistenza o meno, della veridicità o meno. La paura più oscura è quella che fa domande e sa che non ci sono risposte forse.

Nei suoi scritti l’uomo è assolutamente al centro di questo cosmo, protagonista principale, essere che domina e che fa dominare i suoi simili eppure questo concetto si sgretola sempre, costantemente, perché in realtà per Lovecraft, l’uomo è un semplice pasto per Shub-Niggurath, Nyarlathotep, Yog-Sothoth, Cthulhu, un animale sacrificale che inconsapevolmente si butta tra le fauci della follia, dell’abominio, per non uscirne più.

Gianni Pilo e Sebastiano Fusco sono vecchi amici del “solitario di Providence” e scrivono una prefazione esauriente, che incita all’approfondimento, che regala stralci da integrare e raccolgono in “Lovecraft. Tutti i romanzi e i racconti” praticamente tutto quello che c’è da sapere e leggere sullo scrittore dell’orrore puro.

Lovecraft è una fiamma che ha acceso veri e propri filoni cinematografici (John Carpenter lo ha omaggiato con “Il seme della follia”, mentre ci sono stati innumerevoli film horror che hanno richiamato il ciclo di Chtulhu come il film “Dagon” oppure “Army of Darkness”), ha ispirato musicisti e gruppi (“The call of Chtulhu” dei Metallica), ed è stato studiato da moltissimi scrittori italiani (come Gianfranco de Turris) fino ad arrivare ad un docu-film intitolato “Road to L.”.

In questa grande raccolta potrete sfiorare con le vostre mani il viscido e tentacolare buio che alberga nelle tenebre della storia dell’uomo, il sibilante morso della morte della ragione.

Alex Pietrogiacomi

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postato da thebackinblack alle ore 10:52
lunedì, 27 luglio 2009

Nell'estate del 1999 nasceva Napster, un concetto, un modo di pensare che avrebbe rivoluzionato del tutto il nostro modo di intendere la musica, il web e lo scambio di files.
Una liberazione vera propria, controversa, perversa a volte, ma effettivamente emancipatoria soprattutto per quanto riguarda il mondo discografico.
Luca Castelli affronta tutto quello che si è sviluppato da quell'estate: dagli MP3 al FILESHARING, da Kazaa alle Net Label, tutti gli strumenti e le filosofie cresciute da quell'estate.
Non mancano i gruppi e gli artisti schierati pro o contro lo scambio... e voi da che parte state!?





LUCA CASTELLI
LA MUSICA LIBERATA

C’era una volta l’industria discografica. Poi è arrivato Napster. Esattamente dieci anni fa, il software inventato da un teenager nel dormitorio di un college americano ha aperto il vaso di Pandora della musica su Internet, inaugurando una serie di innovazioni e rivoluzioni che hanno stravolto abitudini vecchie come il rock. MP3, download, P2P… e poi ancora streaming e social network, iTune e iPod, Myspace e Facebook, Radiohead e Nine Inch Nails.
Parole e nomi che abbiamo imparato tutti a conoscere, vivere, amare, a volte anche odiare, cardini di un nuovo vocabolario e, soprattutto, di una nuova esperienza musicale quotidiana.
La musica liberata racconta i dieci anni che hanno reinventato il music business, ripercorrendone le tappe più importanti e dando voce ai suoi protagonisti: artisti, ascoltatori, addetti ai lavori, alchimisti digitali, anarchici, antagonisti. Sempre e comunque appassionati.

LUCA CASTELLI
Torinese, classe 1976, ha scoperto Internet prima di Napster e non l’ha (ancora) tradito. Scrive dei mille incroci tra musica, cinema, cultura, società e nuove teconologie su varie testate, tra cui ≪ La Stampa ≫, ≪ Il Mucchio Selvaggio ≫ ed è coautore di Su la testa! (Arcana, 2004) e autore di Scritture digitali (De Agostini, 2008). E ovviamente ha un blog.cabaldixit.blogspot.com
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postato da thebackinblack alle ore 09:21
mercoledì, 24 giugno 2009

Il fenomeno del popnapsound (ovvero i neomelodici napoletani) ha preso piede nella nostra società e lo ha fatto in un modo assolutamente travolgente.
Giovanissimi e giovanissime napoletane si ritrovano ad essere considerati veri e propri idoli, richiesti ovunque e trattati come star internazionali.
Alessio, Rosario Miraggio, Raffaello sono soltanto alcuni dei nomi che si possono trovare nel libro "Vesuvio Pop" di Tarli (chitarrista e cantante degli Sweepers, nonchè autore del libro Beat Italiano) e De Iulis (ricercatore, documentarista e voce de Gli Illuminati), in uscita per Arcana Edizioni.
Il saggio è agevole, snello e curato, anche nella sua veste grafica pop e si passa dalla canzone storica napoletana a Scivola quei jeans in un viaggio verace come i cantautori presentati.

Gli autori presenteranno Vesuvio Pop, venerdì 26 giugno, alle 21:00 presso il Circolo degli Artisti di Roma, dove proietteranno il documentario sui neomelodici napoletani.
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postato da thebackinblack alle ore 12:19
sabato, 31 maggio 2008

Yuriko e Kazue sono due ex-squillo di lusso che vengono brutalmente assassinate in un sobborgo residenziale di Tokyo, a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. In comune hanno due cose: sono state uccise dallo stesso uomo.







Natsuo Kirino
Grotesque
Neri Pozza Bloom, pp. 928
Traduzione dal giapponese di Gianluca Coci


Yuriko e Kazue sono due ex-squillo di lusso che vengono brutalmente assassinate in un sobborgo residenziale di Tokyo, a pochi mesi di distanza l’una dall’altra. In comune hanno due cose: sono state uccise dallo stesso uomo e, per poter esistere, si sono dovute trasformare in dei «mostri» – due maschere grottesche e deformi, due corpi attraversati da ogni lordura, pronti a soddisfare i desideri più perversi di sadici e maniaci per una manciata di yen.
A raccontare la loro storia è Hirata, sorella maggiore di Yuriko e compagna di classe di Kazue. Sarà lei, unica superstite, a rievocare i giorni dell’adolescenza trascorsa assieme nel prestigioso ed esclusivo liceo di Q, e a presentare al lettore – come se fossero le prove di un processo indiziario – la confessione dell’omicida, un clandestino cinese, e i diari delle due donne: quello di Yuriko, odiata sorella, una «puttana nata», bambina mezzosangue dalla bellezza «mostruosa», destinata per vocazione a trasformarsi in un giocattolo del sesso; e quello di Kazue, studentessa caparbia ed emarginata che tenta con tutte le sue forze di conquistare, senza mai riuscirci, successo e popolarità, per poi diventare una donna in carriera dalla doppia vita, che cerca disperatamente un rifugio dalla solitudine tra i tentacoli avvolgenti del quartiere a luci rosse di Shibuya.
Con una scrittura piana e spietatamente lucida, Natsuo Kirino ci accompagna in una vera e propria discesa agli inferi nel cuore di tenebra di un Giappone al femminile: in un abile congegno di specchi narrativi, in cui ogni parola contraddice se stessa e ogni passo è anche il suo contrario, in cui il «normale» diventa «mostruoso» e il «mostruoso» «normale», in cui i confini tra «sano» e «perverso», tra «bello» e «deforme» si fanno labili, taglienti, ingannevoli, al lettore spetta il difficile compito di rimettere ogni tassello al posto giusto, e di ricomporre, pagina dopo pagina, un mosaico capace di spalancare, ancora una volta, gli abissi insondabili dell’animo umano.
Silvia Montis
(grazie a www.gufetto.it)
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postato da thebackinblack alle ore 13:50
martedì, 15 aprile 2008


Il giovane antropologo
Autore Nigel Barley
Edizioni Socrates- Pagg. 215- € 12.50- 2008


“Augustin mi portò a pranzo nel suo ristorante africano preferito. Mi fu portata una zampa di mucca in un grande ciotola smaltata piena di acqua bollente. Quando dico “zampa di mucca” intendo l’intera parte completa di zoccolo, pelle e pelo…”, questa non è la classica avventura dell’ormai noto Turista fai da te, ma una delle rocambolesche situazioni in cui si ritrova Nigel Barley, autore de “Il giovane antropologo” (edizioni socrates).
Barley non è uno scrittore puro… no, lui è un famosissimo antropologo inglese che in questo libro-diario racconta le prime esperienza sul campo, lontano da accademiche discussioni e teorici troppo arroccati sulle loro scrivanie da capire veramente cos’è la ricerca e cosa vuol dire vivere veramente un popolo senza lasciarsi andare ad un semplice resoconto analitico e numerico dei giorni passati al di fuori del proprio paese.

Mosso dalla voglia di fare, di approfondire e di sporcarsi le mani ecco il nostro giovane antropologo partire per il Camerun per vivere in mezzo ai Dowayo e studiarne la vita.
L’imberbe studioso però non sa che si devono fare i conti con pericoli e ostacoli ben più grandi delle strade sterrate, della dissenteria o di cause legate al fattore “terra straniera”: eccolo quindi alle prese con la burocrazia, con le ambasciate, i missionari, un sistema sanitario inadeguato (o inesistente), malattie, capanne di fango e meloni sui tetti.
Barley ha il talento e la bravura di farci viaggiare insieme a lui con uno stile leggero, divertente e divertito che però non perde il “rigore scientifico” dei suoi studi, riuscendo tra una pagina e l’altra a mettere in discussione l’antropologia, il suo gota e provocando la mente dei giovani studiosi con domande sulla vera natura dei loro studi.

Inoltre l’acume dello sguardo mostra un’Africa bellissima nella sua povertà, nella sua ricerca di equilibrio, di un rispetto che nessuno sembra voler porgere o offrire.
“Il giovane antropologo” si legge al ritmo di Mulatu Astatke, sobbalzando nel bus della scrittura.
E la cosa da ricordare sempre (amanti della materia o turisti in cerca di avventura) è di imparare benissimo le inflessioni della lingua indigena al fine di evitare di dire davanti al capo villaggio “Scusatemi sto copulando con il fabbro” invece che “Scusate ho della carne sul fuoco”.
Ah! L’esperienza sul campo!

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